Nel passato anche recente, i genitori unitamente ad altre figure esperte, membri dello stesso gruppo di appartenenza, erano i soli insegnanti dei bambini.
I più esperti del gruppo, gli anziani, insegnavano ai giovani. Le conoscenze trasmesse allora erano funzionali a una pratica di vita quotidiana. Poi, una volta che i saperi sono divenuti più astratti e complessi, sono stati preposti dei luoghi utilizzati per l’insegnamento, e delle persone con competenze sempre più specifiche hanno assunto il ruolo di educatori esterni al nucleo familiare.
Nel corso dell’ultimo secolo, le professionalità sono diventate via via più specialistiche e l’apprendimento è stato delegato sempre di più all’istituzione e alle persone preposte all’insegnamento. Insegnamento di capacità che, come affermato da J.Passmore (1983), possono essere definite come “aperte e chiuse”. Quelle chiuse sviluppano le capacità funzionali per la vita quotidiana (camminare, lavarsi, leggere, scrivere, fare i conti, maneggiare un computer etc). Queste abilità una volta imparate sono acquisite in modo definitivo, anche se i singoli individui a seconda delle loro caratteristiche impiegheranno tempi e risorse diverse per arrivare alla completa acquisizione delle stesse. Mentre le capacità aperte sono definite tali perché si evolvono di continuo (ragionare, parlare, scrivere, comporre musica o poesie , sviluppo del pensiero etico e del senso critico, capacità di collaborare etc). Le prime hanno una validità strumentale, mentre le seconde creano nel discente la consapevolezza che resta ancora molto da scoprire. Da qui l’importanza di sviluppare nell’individuo il desiderio di ricercare, coltivare la capacità di analizzare, discutere, approfondire. In una parola insegnare al discente ad apprendere.
Osservando il binomio educazione ed istruzione si può notare che la prima si rivolge alle attività definite come aperte, mentre la seconda a quelle chiuse, che sono necessarie, ma certamente non esaustive. Molte delle capacità di un individuo si sviluppano grazie all’influenza educativa dell’ambiente familiare e sociale e ciò avviene prima dell’ingresso del bambino a scuola, ma anche durante il percorso scolastico stesso. Questo processo viene chiamato dagli studiosi “socializzazione primaria” e permette all’individuo di diventare un “membro che risponde più o meno al modello tipico della società in cui cresce” (Fernando Savater 1997). Successivamente saranno la scuola e il posto di lavoro che porteranno a termine la “socializzazione secondaria” dove la persona maturerà competenze specifiche. Come affermato da Savater, quando la base della socializzazione primaria non è presente o non si è evoluta in modo sufficientemente funzionale, gli insegnanti dovranno occuparsi di questo primo aspetto, prima di poter agire sul secondo.
Sempre più spesso all’interno delle istituzioni dei paesi occidentali si discute dell’importanza di coinvolgere i genitori nell’apprendimento dei propri figli (2002 No Child Left Behind Act in USA e nel 2004 Every Child Matters in UK). Si esaminano i possibili interventi centrati sulla scuola o focalizzati sulla famiglia. I primi sono azioni che sollecitano la partecipazione delle famiglie alla vita scolastica, chiedendo per esempio alle scuole di proporre workshop tenuti spesso dagli stessi insegnanti o da tecnici esperti, volti a condividere con le famiglie il compito di accompagnare nella loro crescita i bambini. Mentre i secondi considerano importanti gli interventi effettuati dalla famiglia a casa. In realtà, come suggerisce Epstein (1996) nel suo testo “The Overlapping Spheres of Influence Model” è importante costruire un rapporto di cooperazione e collaborazione tra questi due agenti educativi: la famiglia e la scuola.
In un mondo che sta rapidamente mutando, l’individuo per apprendere con successo non necessita solo di buona conoscenza e comprensione (che sono misurate con le verifiche scolastiche). Bensì necessita di acquisire delle abitudini mentali e delle abilità generali, che lo renderanno efficace nelle sue capacità di apprendimento.
Nel mondo di oggi, in continuo mutamento e dove l’accesso alle informazioni è intenso “sapere come (come trovare, discriminare, utilizzare informazioni…)” è divenuto almeno altrettanto importante del “sapere cosa, dove e quando”. Secondo l’opinione di J. Delval, come affermato da Savater, “una persona capace di pensare, di prendere decisioni, di cercare informazioni importanti di cui ha bisogno, di relazionarsi in modo positivo agli altri e di collaborare con loro, è molto più polivalente di colui che possiede solo una formazione specifica”.
Ciò significa che gli studenti, oltre ad acquisire una buona conoscenza in numerose materie, devono anche sviluppare delle abilità di apprendimento spendibili nel corso della vita, abilità che permetteranno loro di adattarsi a nuove situazioni e di continuare ad apprendere ciò di cui man mano avranno bisogno di approfondire.
Qui di seguito un elenco, che non vuol essere esaustivo, ma esemplificativo di abilità e disposizioni all’apprendimento considerate necessarie:
|
Capacità di notare le cose Adattabilità ai cambiamenti Desiderio di domandare Abilità nell’utilizzo di mezzi di apprendimento Capacità di apprendimento autonomo Collaborazione Empatia Problem – solving Perseveranza Auto-regolazione |
Desiderio di sperimentare Positività Senso dell’umorismo Desiderio di praticare Capacità di riflettere Utilizzo del pensiero intuitivo Capacità di darsi degli obiettivi Capacità di trasferire le informazioni Desiderio di ricercare |
Quanto il coinvolgimento dei genitori possa avere un effetto sull’apprendimento dei figli è stato motivo di attenzione da parte di molti ricercatori che si sono impegnati a trovare delle risposte distinguendo nelle loro ricerche tra l’influenza della famiglia rispetto ad altri fattori quali il contesto sociale di crescita, le famiglie allargate, i compagni e gruppi di appartenenza, gli insegnanti e le diverse tipologie di scuole.
Ma è solo recentemente che le ricerche in questo settore sono diventate più precise ed attendibili. In particolare John Hattie (2009) ha illustrato con precisione e chiarezza quanto il coinvolgimento dei genitori offra “un contributo essenziale ai traguardi raggiunti dai figli”. In particolare ha verificato che quanto più i genitori parlano ai propri figli di argomenti rilevanti e interessanti, tanto più positiva è l’immagine che i ragazzi si formano dell’apprendimento. Pertanto è possibile affermare che (“home conversation really matters”) le conversazioni che si sviluppano a casa sono fondamentali. In particolare tra gli studi osservati, può essere interessante per esempio soffermarsi sul fatto che i genitori possono influenzare le inclinazioni dei loro figli, in particolare verso le scienze.
Le ricerche dunque affermano che il coinvolgimento dei genitori è confermato essere un fattore determinante nel raggiungimento dell’apprendimento di abilità che sottendono allo studio, ma non solo. Il coinvolgimento dei genitori contribuisce infatti a sviluppare bambini più sicuri e centrati. A questo proposito, e per collegarsi a quanto accennato prima, è importante ricordare come i genitori abbiano un ruolo specifico nello sviluppare il carattere dei loro figli.
Vi sono tre aspetti del carattere in un individuo che sono particolarmente importanti per lo sviluppo dell’apprendimento:
- Auto regolazione – abilità di regolare le emozioni, di non essere soggetto a collera e di essere in grado di gestire ragionevolmente le frustrazioni e gli insuccessi
- Empatia – capacità di porsi nella situazione di un’altra persona, di comprenderne immediatamente i processi psichici. Immaginare le situazioni dalla prospettiva dell’altro, capacità di comprendere da dove sono generate le emozioni dell’altro.
- Perseveranza – abilità di impegnarsi con costanza e fermezza nel perseguire i propri scopi, anche di fronte alle difficoltà, senza farsi vincere dallo sconforto o dalla stanchezza.
Molti studi dimostrano come lo sviluppo di questi aspetti del carattere di un individuo sono altamente influenzati dall’interazione del bambino con i genitori.
In particolare va sottolineato come l’autoregolazione e l’autoefficacia siano due strumenti importanti che prevengono, laddove presenti, l’insuccesso scolastico (Blair e Raver 2015).
Osservando il risultato di questi studi in diversi paesi occidentali si è recentemente dato corso a una serie di riflessioni su come meglio sostenere i genitori nella responsabilità di portare avanti il loro ruolo primario. Una delle risposte che si sono date è stato la richiesta alla scuola di sviluppare dei programmi di genitorialità rivolti a tutti e non solo alle famiglie svantaggiate.
Il coinvolgimento dei genitori una volta che il bambino è entrato nella vita scolastica si traduce in modo efficace soprattutto attraverso la trasmissione di aspirazioni. John Hattie conclude la sua ricerca affermando che “I genitori possono avere un maggiore effetto grazie all’incoraggiamento che trasmettono ai loro figli”. E’ confermato che il tempo speso in compagnia di adulti che dimostrino interesse per l’apprendimento di cose nuove ha un effetto molto positivo sulla curiosità e sulla voglia di imparare che si sviluppa nel bambino. Dunque i genitori hanno un ruolo centrale, anche se indiretto, nel contribuire al successo in ambito scolastico.
E’ importante sottolineare come i migliori effetti del coinvolgimento dei genitori sono raggiunti quando accompagnano il bambino nella sua crescita già dai primi anni di scolarizzazione. A seconda di come il genitore si mostra a casa, rispetto a quanto il bambino ha svolto o deve svolgere, nel bambino si genera un eco, che andrà ad influenzare il suo approccio allo studio e all’impegno che lo studio comporta.
A questo punto può essere utile chiarire quali possono essere le azioni in ambito familiare che hanno dimostrato di contribuire positivamente a sviluppare un atteggiamento positivo verso lo studio nei bambini, ragazzi.
Qui di seguito una tabella che ne riassume alcune.
From Research into Practice: The impact of parent engagement on learner success
|
1 Aspettative
|
2 Abitudini
|
|
3 Opportunità per imparare
|
4 Sostenere
|
|
5 Cultura
|
6 Offrire un modello
|
Reference:
- A. Harris & J.Goodall (2018) Article: Do parents know they matter?
- The impact of parental involvement in children’s education DfES_Topic Paper_AW https://campussuite-storage.s3.amazonaws.com/prod/1558547/25fac70c-4889-11e8-81cf-123d46065de8/1791897/4f285b62-7048-11e8-b464-12e5197c3b90/file/TheImpactofParentalInvolvementon365kb.pdf
- J.Passmore (1983) A philosophy of education
- John Hattie (2009) Visible Learning; London; Routledge
- Fernando Savater (1997) El valor de educar (Il valore di educare) Laterza
- Epstein (1996) The Overlapping Spheres of Influence Model
- Blair & Raver (2015) School readiness and self – regulation article https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4682347/
- Joyce L. Epstein (1995) School, Family, and Community Partnerships: Caring for the Children We Share –https://www.sagepub.com/sites/default/files/upm-binaries/6799_epstein_ch_1.pdf
- The impact of parents’ involvement in children’s education (2008) – https://www.ucy.ac.cy/nursery/documents/ThemaVdomadas/DCSF-Parental_Involvement_1.pdf
- A sociocultural perspective of parental involvement in children’s science learning in informal context (2012) – https://www.eduhk.hk/apfslt/v13_issue2/anlee/page3.htm
- C. Desforges & Abouchaar (2003) The impact of parental involvement parental support and family education on pupil achievement and adjustmens – https://www.openschools.eu/wp-content/uploads/2017/09/The-inpact-of-parental-involvement.pdf
- Do parents make a difference in children’s character development? (1998) – https://www2.cortland.edu/dotAsset/4e26603a-86bb-4c2a-b111-d590dc4e1dce.pdf
- Regolazione emotiva: Lo sviluppo durante le prime interazioni del bambino (2018) – https://www.stateofmind.it/2018/09/sviluppo-regolazione-emotiva-bambino/