Il Socio Costruttivismo come nuova strategia di apprendimento, è una teoria epistemologica che afferma che la costruzione della conoscenza avviene all’interno del contesto socioculturale in cui agisce l’individuo. Un metodo alternativo che fornisce il giusto imprinting per un funzionale metodo di insegnamento.
Questo approccio si sviluppa a partire dalla fine degli anni ‘70 come critica del modello cognitivista dominante, della sua epistemologia al contempo individualista e computazionista – si sostanzia della coniugazione dei due fondamentali punti di vista elaborati dal pensiero psicologico contemporaneo: costruttivismo ed interazionismo. Una sintesi che ha portato a concepire la mente (dunque il soggetto) come un sistema capace di costruire (piuttosto che solamente elaborare) significati e di costruirsi entro e per mezzo del rapporto sociale. In alternativa ad un approccio d’istruzione tradizionale, dove il fulcro dell’attività didattica è rappresentato dall’insegnante, il soggetto, spinto dai propri interessi e situato in uno specifico contesto educativo, apprende attraverso un processo di elaborazione ed integrazione di molteplici prospettive, informazioni ed esperienze, offerte dal confronto e dalla collaborazione con i pari o con un gruppo di esperti.
La formazione è intesa quale interiorizzazione di una metodologia d’apprendimento che renda progressivamente il soggetto autonomo nei propri processi conoscitivi. L’insegnante si pone come mediatore in grado di stimolare gli alunni ad esprimersi e collaborare, contribuendo insieme alla costruzione della conoscenza. L’approccio socio-costruttivista ci ha concesso di riflettere circa le micro storie sociali e culturali che ciascun bambino/a porta con sé nel momento in cui parla, interagisce ed opera.
Il compito della scuola dunque, è anche quello di motivare i bambini/e al dialogo, a “tirar fuori” ciò che sanno, esprimendosi attraverso le parole, il corpo o ancora, attraverso il linguaggio grafico e, partendo da questo, condurli verso la presa di coscienza, l’interiorizzazione e la personalizzazione dei concetti; restituire loro la curiosità ed il gioco tipici dell’essere bambini; conceder loro di porsi continue domande e progettarsi delle risposte creative; consentirgli di interpretare il mondo vivendo la ricchezza della relazione, dell’apertura all’altro e del dialogo.
Uno degli obiettivi che si pone questa teoria è quello di verificare se una progettazione didattica volta ad analizzare le dinamiche cognitive nascoste nel processo di costruzione della conoscenza matematica dei bambini/e svegliasse in questi ultimi il piacere della scoperta, li aiutasse ad orientarsi in situazioni di problem solving e a trovare una correlazione tra la matematica ed il mondo. L’osservazione diretta dell’atteggiamento progressivamente sviluppato dai bambini di fronte a tali situazioni, ha evidenziato buone risposte da parte loro, una consapevolezza graduale e complessiva dei molteplici aspetti del sapere scientifico.
“La scuola diventa allora il luogo dove costruire la propria rappresentazione mentale, utilizzando i mattoni cognitivi offerti dagli altri: studiosi, insegnanti, compagni, amici…”. cit. Prof. Mario Polito.
Tengo a ringraziare la Dott. Angela Orlando, a cui mi ispiro.
Valeria Sorbino