Il giardino: luogo educativo

Esistono temi, affezioni e passioni che ci seguono tutta la vita. Ci   accompagnano in segreto e ad un certo punto si manifestano mostrando la loro importanza e la loro permanenza in noi.  Così per me il giardino.

Ho vissuto gli anni della mia infanzia in una casa con un grande giardino,  di cui mi sono presa cura fin da subito. Più tardi, nella mia giovinezza,  ho coltivato un giardino di ortaggi; infine nella scelta della mia casa è stato determinante il giardino.

Ho avuto la fortuna di lavorare in un luogo dove il giardino è in realtà un meraviglioso parco. L’abitudine di arrivare molto presto a scuola mi ha dato la possibilità di vedere il parco abitato da piante, alberi e piccoli animali nel suo incantevole silenzio. Così che la sua presenza quotidiana ha tacitamente generato ripercussioni che sono diventate presenze.

Se seguiamo i tanti studiosi che al giardino hanno dedicato bellissime pagine, questo ci appare come un’entità non solo viva ma narrante, che attraverso il suo silenzio parla alla nostra interiorità, un luogo in cui la vita intima e la realtà esterna si compenetrano.

L’idea del giardino forse vive come un sogno in ognuno di noi.

La possibilità di vivere il parco in ambito didattico ma anche ricreativo, è pertanto una grande risorsa per il percorso educativo di ogni bambino che frequenta la nostra scuola. Ciascun bambino nel suo rapporto con il giardino ha l’opportunità di ascoltare narrazioni e suggestioni e vivere questo dialogo tra interiorità e realtà esterna. Ogni bambino recepisce una concezione ecologica della relazione educativa, l’ambiente naturale come habitat da usare, da conoscere, da conservare e abitare con cura.

 

Il giardino nella storia

 

Il primo giardino è un albero in un recinto, il primo tempio delle pietre disposte attorno ad un albero. Nel giardino greco, tra gli alberi d’ambra e roseti, appaiono spesso gli dei.  Gli arabi proteggeranno, tra fiori, sofà, canali d’acqua e alti muri, il loro ideale paradiso privato.  Per i romani il giardino diviene il luogo dell’ozio e della riflessione; dimora dei numi tutelari della casa.

Il giardino nel medioevo si sviluppa in spazi interni e protetti; lì crescono essenze medicinali e i monaci coltivano la speranza d’annientare le malattie. La natura diventa materia per l’uomo del rinascimento; il giardino all’italiana in bilico tra equilibrio e gioco è un’autentica esplosione di geometrie e fasto.  I paesaggisti del ‘700 creano quadri naturali di cui i giardini sono la cornice; la natura è la protagonista, illuminata dalla ragione dell’uomo.  

Con l’ottocento esplode il sentimento della natura ed il giardino romantico è ricerca della propria anima riflessa; da placido si trasforma in luogo visionario dove la natura mostra la sua inquieta superiorità.

Nel 900, al giardino, ridotto nelle dimensioni, è affidato il ruolo di luogo di cura e rimedio ai mali della città: nascono le città giardino. Gli architetti progettano gli spazi, studiando una compenetrazione tra natura e progresso.  Dagli anni sessanta in poi gli artisti che si dedicano alla Land Art cercano, nell’ideazione di giardini, connessioni tra l’arte e l’ambiente spinti dal desiderio etico di ricostruire un rapporto armonico tra natura e società industriale.

I paesaggisti contemporanei non possono trascurare l’emergenza ecologica: creare un giardino, oggi, è un’azione attraverso cui prendersi cura della terra restituendole spazi e attenzioni.  Negli ultimi anni sono moltissime e estremamente appassionanti le azioni e le visioni di nuovi mondi possibili in cui il giardino è assolutamente centrale.

La storia dei giardini mostra come, l’umanità abbia attribuito a questi luoghi un valore speciale, pervadendoli di aspirazioni profonde. Ogni giardino è “testimonianza della vita interiore di una comunità diventando contenitore culturale, luogo di lettura del mondo….un gioco tra natura e cultura” [i](M. Venturi Ferraiolo) verso un mondo ideale.

 

 

 

 

 

 

In una prospettiva educativa

Curare un giardino terreno come se si trattasse di una dimensione interiore o viceversa; dedicarci alla psiche con l‘attenzione del giardiniere, ricercando equilibrio tra le forme, senza ambizioni d’eternità e perfezione, ci potrebbe aiutare a tenere gli occhi al cielo e i piedi ben a terra.

Etimologicamente, la parola giardino indica il  recinto – è riconducibile all’idea di un terreno contenuto e protetto. Ma ancor di più il termine greco “ kepos” che, come suggerisce M.Venturi Ferraiolo, significa recinto circolare collegato al pube femminile luogo di fecondità in cui la forza della vita dovrà prendere forma, e che fa intravedere non solo il paradiso perduto bensì un paradiso ancora da costruire” ii (M. Venturi Ferraiolo) mi sembra possa coincidere con il divenire dinamico del processo di una crescita interiore.

In giardino i bambini sviluppano delle competenze sociali, imparano a giocare e a parlare insieme. Via via che crescono, i bambini elaborano giochi più complessi, e mentre giocano parlano tra loro. Emergono delle vere conversazioni ed anche dei conflitti che tentano di risolvere tra loro.

Il giardino è un luogo per imparare, attraverso progetti che focalizzano l’attività sulla conoscenza della natura, ma anche che utilizzano spazi più adeguati di una classe, ad attività diversificate.

Personalmente ho vissuto il nostro parco con proposte di attività molto diverse tra loro,  animali/ bambini nel volo di stormi migratori o branchi di gazzelle rincorse dal leone, distributori di cibo per animali in previsione del freddo inverno,  simulazioni di scavi archeologici, conoscenza del paesaggio come piccoli geografi,  osservazione del cielo, sole e nuvole, per conoscere strumenti e fenomeni relativi allo spazio ed al tempo. L’osservazione delle stagioni che modificano costantemente il giardino o della giornata stessa che mai si ripete uguale,  con le sue luci ed ombre.

 

Ho avviato conversazioni e osservazioni sulla conoscenza e cura della flora e dell’ambiente tutto. In questo modo i bambini crescono consapevoli del valore e della necessaria attenzione nei confronti di ogni forma e fenomeno naturale, maturando un senso di responsabilità profondo.

Creare e vivere un giardino è la testimonianza tangibile di un’utopia che affonda le sue radici nell’anima.

 

In una prospettiva psicologica

 Esistono passaggi della vita psicologica in cui nulla è definito, fasi in cui l’unica necessità è un rifugio. Quando spinti dai moti dell’anima, siamo in cerca di confini in cui ritirarsi il giardino si offre come riparo.

Nel giardino la norma umana convive con porzioni di suolo selvaggio Un luogo che regala nuove identità e dove ritrovare il senso d’appartenenza, non ad una città o ad una nazione, ma alla terra dell’anima. Non solo nei racconti, i boschi o i giardini sono i luoghi del passaggio, della sospensione, del nuovo inizio.

Tra le piante si intrecciano fili invisibili che aiutano a sentirsi connessi alla rete della vita. Il colore stesso delle piante non è solitario, il verde è la combinazione dell’azzurro del cielo e del giallo della terra, il colore dell’energia della contaminazione. Oggi più che mai, il giardino non è un mondo a parte, non esiste recinto che impedisca lo scambio tra interno e esterno, ogni pianta dipende dal suo ambiente e i giardini sono l’occasione per ragionare in termini di Comunità

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[i] M. Venturi Ferraiolo, Il paesaggio, sito Web Kepos

[ii] M.Venturi Ferraiolo, Il paesaggio, sito Web Kepos