Nella nostra biosfera ci sono otto biomi, ovvero parti della biosfera individuate dal tipo di vegetazione predominante, tra cui il bioma polare. Quest’ultimo è caratterizzato prevalentemente dalla presenza di ghiacciai, nevicate costanti e freddo perenne.
L’Antartide, territorio caratterizzato dal bioma polare, si trova oggi in una difficile situazione ambientale a causa dell’uso di combustibili fossili da parte dell’uomo. Alcuni gas, che tendono ad aumentare l’effetto serra, come anidride carbonica e metano, si stanno diffondendo nell’atmosfera in maniera sempre più capillare. Questi gas incrementano il naturale riscaldamento globale che rischia di far sciogliere ancora di più i ghiacci del continente antartico.
Se questa tendenza non sarà invertita animali pescatori come ad esempio i pinguini saranno presto in grande difficoltà. Ma anche altre specie sono a rischio grave di estinzione come: la balena beluga, la balenottera azzurra, l’orso grizzly, l’orso polare e molte altre. Una delle specie più a rischio è il toothfish dell’Antartide; quest’ultimo è un anello fondamentale dell’intero ecosistema marino: riesce a sopravvivere nelle gelide acque dell’oceano grazie a delle proteine antigelo ed è diventato negli anni così pregiato da essere denominato “oro bianco”. Questo pesce, inoltre, è cacciato molto perché arriva a pesare 300 kg e raggiunge una lunghezza di 6.5 metri, così da renderlo un bersaglio succulento per i pescatori.
Lo scioglimento del ghiaccio al Polo Sud potrebbe causare un notevole innalzamento del livello delle acque globali, con serie conseguenze anche per le popolazioni che abitano le coste dei diversi continenti, costrette a ritirarsi nell’entroterra. Un esempio recente è quello del 12 luglio 2017: una parte di ghiacciaio dell’Antartide grande come la Liguria si è staccato dal resto del “continente”. Oltre alle immediate conseguenze, a lungo termine tali modificazioni andranno ad influire anche sul clima, di cui questo continente è un gran regolatore: ha una grandissima influenza sul bilancio termico perché viene considerata la principale sorgente fredda del nostro pianeta ed ha contemporaneamente un’altra importante funzione: riflettere i raggi solari grazie alla propria distesa bianca, il cosiddetto “effetto Albedo”.
La maggior parte delle ricerche e delle informazioni sulla salute di questo continente di ghiaccio provengono dalle stazioni di ricerca disperse sul suo territorio, tra le quali anche due stazioni di ricerca appartenenti alla repubblica Italiana: la stazione Mario Zucchelli (MZS) e la Stazione Concordia.
La prima si trova sulla baia Terra Nova, ubicata a sud dell’Antartide e fu inizialmente fondata nel 1984 con il nome di Baia Terra Nova, mentre il suo nome attuale deriva da Mario Zucchelli, per 16 anni alla guida del Programma Antartide.
La stazione ha diverse funzioni:
- Ospitare il personale (di solito raggiunge gli 85 individui) con massimo 124 posti letto
- Supporto logistico
- Scopi scientifici, svolti all’interno di laboratori, di tipo chimico, biologico, geologico, glaciologico, astronomico ed elettronico grazie ad avanzate strumentazioni
- Scopi scientifici, svolti negli ambienti circostanti alla stazione, di tipo astronomico, geomagnetico, ionosferico, sismologico, marino e meteorologico
La seconda stazione è la stazione Concordia, base italo-francese, distante più di 1000 km dalle altre stazioni più vicine. Dall’ 8 di novembre fino al 10 di febbraio la stazione ospita l’equipe estiva, composta da 34 elementi suddivisi in tecnici e scienziati; invece in inverno la base ospita solamente 16 persone.
All’interno della base, dal 1993, coopera l’IPEV (Istituto Polare Francese) e il PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide) per attuare le ricerche scientifiche che i due programmi di ricerca hanno in comune. Dome C viene considerato a livello mondiale il sito per eccellenza per gli studi di astronomia, astrofisica, scienze dell’atmosfera, scienze della terra, biologia e medicina.
A cura di Alessandro C., Flavio B., Vivian F., Valentina T., Leonardo T. e Malo L.


