Stranieri nella scuola italiana

Benedetta Tobagi ha realizzato un viaggio nelle varie scuole del Paese, tra il 2006 e il 2008. In questa esperienza ha analizzato idee innovative per accogliere gli stranieri nelle scuole italiane.

Il suo percorso è cominciato ad Amatrice, dove i ragazzi che non hanno cittadinanza italiana sono il 15,3%, probabilmente una delle percentuali più alte che si riscontrano in Italia. E’ nelle scuole che si può insegnare ai nuovi ragazzi che entrano nel Paese, a parlare il nostro idioma. La Tobagi ha scoperto che non sono gli insegnanti a trasmettere la nostra lingua ai neoarrivati, ma bensì gli altri alunni dandogli sufficiente sicurezza nel padroneggiare l’italiano. In fondo, per loro saper parlare è solo la metà di ciò che realmente gli serve. Questa indagine ha dimostrato che la scuola pubblica è il luogo migliore per costruire dei rapporti di convivenza più forti. Nella scuola pubblica infatti la separatezza non è possibile e cade il concetto o idea di “bambini stranieri”. Per chi volesse avere più informazioni (è consigliato) si consiglia leggere il libro “La scuola salvata dai bambini” di Benedetta Tobagi.

Quattro esperienze a confronto

Padova: L’abbattimento del muro degli stranieri

Nel 2006, a Padova, la scuola primaria “Giovanni XXIII” di Via Anelli ha cercato di abbattere un muro che divideva i bambini nativi italiani dagli stranieri. Per facilitare questo cambiamento è stato posto un cartello di benvenuto, all’entrata della scuola, scritto in 13 lingue. Lo spiega anche la maestra Roberta Scalone attraverso il suo libro: “La scuola di Via Anelli: Esperienze di integrazione all’ombra del muro” in cui parla di bambini con affascinanti relazioni sociali ed anime diverse.

Mantova: Mamme e figli imparano l’italiano insieme

Le nuove compagnie hanno accolto soprattutto figli di braccianti, per il 60% marocchini con lo scopo di svolgere delle attività educative con le proprie madri. Per esempio, vengono portati ad un cinema, dove vengono illustrati cartoni animati in italiano (con sottotitoli in arabo) per poter imparare insieme la lingua locale. Poi sono stati organizzati corsi di italiano nelle scuole.

Un esperimento di integrazione diverso è stato realizzato a Mantova, dove per inserire nel tessuto sociale della città il 60% di stranieri marocchini, si è pensato di coinvolgere le mamme dei bambini. Per facilitare l’insegnamento della lingua le famiglie sono state portate al cinema, dove sono stati proiettati cartoni animati in italiano (con sottotitoli in arabo) e sono stati successivamente organizzati corsi di italiano nelle scuole.

Palermo: Approccio tra nativo e straniero

Alla scuola primaria “Madre Teresa” (in Via Maqueda, in Sicilia,) di Palermo i bambini stranieri insegnano ai ragazzi italiani quanto sia importante studiare, mentre i bambini italiani insegnano agli stranieri la lingua locale. In altre parole, gli stranieri insegnano quanto sia importante l’autorità dell’insegnante, l’importanza delle regole, mentre gli italiani diventano dei veri e propri “Tutor”. In questo modo si creano relazioni positive, di reciproco affetto, dove nessuno è più straniero.

Torino: Educazione, Famiglia e Maestro

Succede spesso che i docenti si rattristino perché gli stranieri difficilmente riescono a stare allo stesso livello degli altri alunni. In alcune città d’Italia si parla di “generazione senza padre”. Il maestro Daniele della scuola primaria Fochetto, a Torino, dice che è cambiato il modo in cui i bambini si rapportano a lui, ossia che i bambini cercano molto di più la figura maschile da seguire come esempio a causa dei padri assenti. In questa scuola viene quindi insegnato che l’educazione non va confusa con la famiglia.

Grazie a questi piccoli passi, o esperimenti, si riuscirà con il tempo ad effettuare la vera integrazione nella scuola, che sempre più anche in Italia sarà multirazziale.