La scuola dell’esperienza

Durante lo svolgimento del Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Dislessia (24-25 settembre 2016), il pubblico presente ha avuto il piacere di ascoltare interventi di esperti e docenti competenti nell’ambito dei Disturbi dell’Apprendimento. Vorrei condividere qui alcune considerazioni importanti fatte da uno dei maggiori esperti italiani in questo settore, il Prof. Giacomo Stella, professore di Psicologia clinica presso la facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

esperienzaIl Prof. Stella ha iniziato il suo intervento parlando della “presa in carico riabilitativa dei bambini con DSA”, ma come spesso succede a tutti noi che abbiamo a cuore i nostri ragazzi, l’intervento ha trattato anche temi quali il valore dell’istruzione, il ruolo della motivazione e i tipi di apprendimento.
Quando parliamo di presa in carico riabilitativa, infatti, ci riferiamo all’intervento che solo un tecnico può operare con un bambino, mentre a scuola dobbiamo parlare di “presa in carico rieducativa”, che è di più ampio respiro e riguarda la persona nella sua totalità. Le parole di Giacomo Stella sono state da monito per gli ascoltatori presenti in quel momento in sala perché ha ricordato a tutti che per “rieducare” è necessario l’appoggio di tutta la comunità che circonda lo studente, una comunità che deve essere cosciente e pronta ad affrontare gli ostacoli di questo complesso e profondo percorso di crescita.

Quando trattiamo i Disturbi dell’Apprendimento, infatti, ci relazioniamo con studenti che hanno un disturbo congenito, non acquisito, un disturbo, quindi, di cui non conosciamo esattamente le cause, e per il quale pertanto non abbiamo alcun risultato positivo rispetto all’uso di modelli espliciti; il “ti dico cosa fare e ti spiego perché” spesso non è sufficiente, perché, secondo lo psicologo, generalmente le “spiegazioni” non funzionano, soprattutto con bambini e ragazzi con DSA. Ciò che realmente è efficace è invece l’esperienza, la premiazione del tentativo e la sperimentazione del successo: “lo faccio perché ho visto che funziona”, “ripeto questa esperienza perché ha generato in me una sensazione di benessere”, sono solo alcune delle espressioni pronunciate dagli studenti presi in esame dal Prof. Stella.
L’esperienza è infatti il miglior modo di apprendere, e noi insegnanti talvolta dimentichiamo che non è sempre necessario capire per apprendere; nei primi anni di vita i bambini imparano tantissime cose senza capire, imparano ad esempio a parlare senza conoscere la grammatica, o a disegnare un quadrato senza sapere che è una figura geometrica con tutti e quattro i lati uguali. Pertanto, sembrerebbe proprio che l’apprendimento sia il frutto di un’esperienza ripetuta nel tempo, e faccia capo solo successivamente alla risposta alle domande “perché?”, “come?”, “quale regola esiste?”.
Ogni insegnante ha il privilegio di poter scegliere le esperienze da far vivere ai propri alunni, ha la possibilità di guidare, indirizzare, e veicolare le esperienze di apprendimento positive che costruiscono la sua conoscenza. Per questo gli insegnanti, secondo le parole di Stella, dovrebbero entrare in classe e dare “istruzioni” e non “spiegazioni”, perché non sono essenziali, mentre è essenziale dare le istruzioni pe raggiungere il successo e fare da guida per i nostri studenti che vivono a scuola delle esperienze di apprendimento.
In tutti, e soprattutto nei nostri ragazzi, c’è una capacità innata di tirare fuori l’apprendimento dall’esperienza e noi dobbiamo solo permettergli di sperimentare il successo e premiare il tentativo costante di raggiungerlo.