I bambini monolingui sono bambini che comprendono e parlano un’unica lingua mentre i bambini bilingui comprendono e parlano due lingue. Nello specifico, si definiscono bilingui simultanei i bambini esposti a due lingue madri sin dalla nascita e bilingui precoci, i bambini esposti entro i tre anni di età ad una seconda lingua (L2). Per lungo tempo si è creduto che il bilinguismo comportasse dei ritardi nello sviluppo del linguaggio e nell’apprendimento della letto-scrittura e che saper parlare due o più lingue confondesse il bambino. Studi recenti supportano invece l’ipotesi di una flessibilità cognitiva nei bilingui. Infatti, code mixing, mescolamento di codici, e il code switching, cambiamento di codice, vengono utilizzati frequentemente dai bilingui per adattarsi al contesto ambientale, in risposta al grado di mescolamento dell’interlocutore (Lillo-Martin, 2014). Diversi studi hanno dimostrato un vantaggio cognitivo nei bambini bilingui; sono stati riscontrati dei vantaggi in compiti che implicano l’utilizzo di funzioni esecutive, come: flessibilità cognitiva, inibizione della risposta e aggiornamento della memoria di lavoro (Miyake et al., 2000). Sebastiàn-Gallés e colleghi (Sebastiàn-Gallés et al., 2012) hanno evidenziato che la conoscenza di due o più lingue comporta un vantaggio cognitivo precoce. Secondo gli studi attuali, da un punto di vista cognitivo i bilingui dispongono di maggiori risorse e di migliori capacità metalinguistiche, culturali e linguistiche rispetto ai bambini monolingui.
Inoltre, sul piano sociale, il vantaggio maggiore del bilinguismo è la possibilità di poter comunicare con più persone. Con l’avvento della globalizzazione sempre di più gli individui sono soggetti a trasferimenti, scambi culturali e di commercio con altri paesi. Nel 2019 l’università di Milano-Bicocca ha condotto in collaborazione con l’associazione Acorn House una ricerca volta ad indagare gli effetti prodotti da una doppia alfabetizzazione nelle competenze di linguaggio e lettura in bambini bilingui di 8-9 anni frequentanti due scuole di bilingui italiano-inglese, esposti alla L2 prima dei tre anni.
Nello specifico sono state indagate le competenze lessicali, morfosintattiche, di lettura, di memoria e narrative attraverso la somministrazione di due batterie di test, una in lingua italiana e una in lingua inglese.
Le due scuole di bilingui, l’Acorn House di Roma e una scuola situata nella regione Lombardia, differiscono per tipologia di programma bilingue esclusivamente per la prima classe della scuola primaria: la prima scuola utilizza da subito il metodo simultaneo (50/50), la seconda propone una maggior esposizione alla lingua inglese (75/35), per poi passare l’anno successivo ad un’esposizione 50/50.
Un’altra differenza tra le due scuole è l’esposizione alla seconda lingua che gli studenti hanno ricevuto durante gli anni della scuola materna: il campione di Roma ha avuto un’esposizione monolingue in L2 mentre il campione della Lombardia un’esposizione bilingue.
Gli apprendimenti in lingua italiana sono stati comparati con quelli di un gruppo monolingue di pari età ed estrazione sociale, frequentante una scuola italiana tradizionale.
Lo studio ha tre obiettivi di ricerca. In primo luogo verificare se l’apprendimento della lingua inglese differisce tra i due gruppi bilingui, in quanto non condividono la medesima tipologia di programma bilingue. Il secondo obiettivo è verificare se un’esposizione monolingue alla lingua inglese, durante la scuola materna, possa favorire uno sviluppo migliore della seconda lingua. Il terzo verificare se tra il gruppo monolingue e i due gruppi bilingui ci sia una differenza negli apprendimenti della lingua italiana.
I nostri risultati hanno confermato le ipotesi di partenza e consentono di affermare che l’esposizione a una doppia alfabetizzazione non comporta alcuna penalizzazione nell’apprendimento della lingua italiana nelle classi terze della scuola primaria.
Dalle analisi svolte si evince che la tipologia di insegnamento proposta dalla Acorn House durante gli anni di scuola dell’infanzia e della scuola primaria sembra essere più efficace ai fini dell’apprendimento della seconda lingua. In particolare, per quanto riguarda le abilità narrative, di lettura e le competenze morfosintattiche i bambini della Acorn House ottengono risultati ottimi in entrambe le lingue, particolarmente elevati nella lingua inglese rispetto all’altro campione bilingue. Inoltre, utilizzando i dati normativi per i bambini monolingui inglesi, abbiamo constatato che i bambini della Acorn House si collocano al 82° percentile per la correttezza di lettura, al 66° percentile per la velocità di lettura e al 88° percentile per la comprensione del brano; questi risultati corrispondono, rispettivamente, al punteggio che i monolingui inglesi ottengono all’età di 11:06, di 10:02 e di 12:05.
Beatrice Brigliadori