Il metodo socratico: educare a pensare

Oggigiorno la tecnologia progredisce in modo esponenziale, il mondo e la comunicazione cambiano molto più velocemente di quanto accadesse in passato. Se fino a qualche decennio fa la conoscenza risiedeva nei tomi pesanti e polverosi dell’enciclopedia, dove andavamo a cercare gli argomenti in ordine alfabetico, oggi basta un click per essere inondati da una quantità esorbitante di dati, titoli e nomi. Per non parlare delle fake news e dei messaggi pubblicitari che intasano  di continuo i nostri schermi e le nostre conversazioni. Allora, vi chiederete: cosa è importante sapere? Come possiamo riconoscerlo, analizzarlo, valutarlo? E’ possibile creare un nuovo sapere? Quale ruolo ricoprono la scuola e le materie oggetto di studio in tale contesto?

Facciamo un passo indietro nell’Atene del V secolo. Fu qui che Socrate, uno dei più grandi filosofi del mondo classico nonché maestro di Platone, decise di scostarsi dai modelli educativi allora in voga propugnati dai sofisti i quali, sotto lauto compenso, insegnavano ai giovani ateniesi, futuri protagonisti della scena politica ateniese, l’arte oratoria fondata su tre fasi: la grammatica (la conoscenza della lingua in tutte le sue applicazioni), la retorica (l’arte di saper parlare in modo da convincere gli altri delle proprie ragioni) e la dialettica (l’arte di confrontare due tesi tra loro opposte, facendole apparire vere o false a seconda del punto di vista scelto di volta in volta). Socrate elaborò e mise in pratica un metodo d’insegnamento, tanto innovativo quanto “scomodo”, basato sull’importanza del dialogo e del confronto anche polemico con i propri interlocutori attraverso il ricorso a battute brevi e taglienti (brachilogia) con cui il maestro andava a confutare e smontare le tesi dell’interlocutore. Procedendo con lo scambio serrato fatto di domande e risposte e l’eliminazione di quelle ipotesi che si dimostravano contraddittorie o fallaci, il maestro, proprio come fa l’ostetrica, induceva gradualmente l’interlocutore ad  accorgersi dell’infondatezza delle proprie convinzioni. Come evidenziato qui di seguito:

“ […] le discussioni di Socrate erano volte a portare l’uomo al riconoscimento che la vera conoscenza sta nella consapevolezza di non sapere. Questa sua posizione giustifica anche la sua metodologia didattica che non forniva mai concetti, idee, teorie, ma piuttosto tendeva a instillare dubbi, perplessità, discussioni.

Dubbi, perplessità e discussioni diventano il punto di partenza dal quale scaturiva una ricerca attiva e costante finalizzata non al perseguimento di verità assolute (come quelle che i sofisti pretendevano di imporre ai propri interlocutori con l’esercizio dell’arte retorica) bensì alla conoscenza di se stessi, “γνῶθι σαυτόν”.

In un contesto del genere in cui si ribaltavano le premesse dell’insegnamento e dell’apprendimento, cambiava necessariamente anche il ruolo dell’insegnante, visto non più come colui che dispensa e “inculca” ai propri allievi conoscenze assolute e inconfutabili. Per dirla con le parole di Barbara Todini:

“ […] In tutto questo processo formativo di apprendimento verso la conoscenza di sé e quindi del contesto umano che ci circonda, la figura del maestro ha un ruolo determinante nel confronto dialogico e contestualmente delicato nell’autodeterminazione del sé”.

L’eco che tale concetto produce nel mondo dell’istruzione di oggigiorno è ancora straordinariamente affascinante. Infatti, in base alla posizione pedagogica di Socrate è necessario che, prima di qualsiasi interazione, si instauri tra maestro e allievo un rapporto di empatia, fiducia e intesa che permetta ad entrambi di entrare in uno scambio dialogico il cui fine sia, da una parte, la formazione dell’individuo dal punto di vista umano ed etico, dall’altra il riconoscimento della verità attraverso il dialogo, che pone gli interlocutori sullo stesso piano, e la confutazione delle proprie convinzioni.

il Tutor ha la funzione di facilitare, motivare e intenzionare l’allievo, il quale deve imparare a sviluppare, per poi utilizzarle, le personali capacità in assoluta e totale autonomia critica senza interdipendenza psichica, culturale dalla figura di riferimento quale il Tutor. Il personaggio Tutor è l’equivalente contemporaneo del personaggio Maestro Socratico, entrambi fanno della comunicazione e del dialogo interpersonale la condivisione di esperienze e di senso”.

Allo stesso modo, la scuola, oggi più che mai, dovrebbe riappropriarsi del duplice ruolo di stimolo-guida: in una società in cui ai giovani, vengono propinati modelli di comportamento fatui, se non addirittura sbagliati, gli insegnanti, mediante il dibattito a livello paritetico con lo studente e l’indagine attiva della conoscenza, possono realmente donare nuova linfa vitale al sistema scolastico. Le parole magiche sono due: metodo socratico.

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