Siamo nel bel mezzo del Mar Mediterraneo e, dopo aver scampato per un pelo alla furia di Polifemo, Ulisse viene di nuovo scaraventato lontano dalla sua amata Itaca, lontano da Penelope e Telemaco. Con lui tutti i suoi marinai che sperano in un nuovo colpo di genio dell’astuto guerriero.

Invece, dopo essere stato trasportato sull’ennesima isola sconosciuta, Ulisse, il grande Ulisse, scoppia in un pianto. “Fu la prima volta che lo vidi piangere”, riferirà il suo servo Omero.
La paura ha preso il sopravvento. I ricordi intensi dei compagni deceduti in viaggio e la consapevolezza di essere sempre più lontano dalla sua meta lo hanno terribilmente indebolito.
Ma ecco che un dio gli si para davanti; finalmente un dio con un cuore grande.
Eolo, il dio dei dodici venti. Dodici figli che decidono, con i loro capricci, la sorte di tutti i marinai.
Il dio Eolo donerà ad Ulisse un otre contenente tutti i venti a parte Zefiro, il più docile, che aiuterà Ulisse a far ritorno a casa.
In questo punto dell’Odissea le paure di Ulisse vengono superate grazie al dono dell’otre, come risorsa per guardare avanti e non avere più paura.
Prendendo spunto da questo passo del Poema Omerico, la classe ha lavorato sul concetto della paura e su quali risorse si possono utilizzare per superare le proprie.
Ogni alunno ha descritto, in modo anonimo, un momento della sua vita in cui ha avuto paura (“Ho avuto paura quando…”).
I fogli sono stati poi scambiati con i compagni dell’altra classe e ognuno dei ragazzi ha avuto come consegna di disegnare, simulando l’azione del dio Eolo, la risorsa adatta a superare quel tipo di paura.
Ecco i più interessanti!





