Principio lavorista e disoccupazione: un paradosso italiano

La Costituzione Italiana nell’articolo 1 afferma che: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. La costituzione specifica soprattutto nell’articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

Ma oggi in Italia il problema della disoccupazione è sempre maggiore. L’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) dichiara che nel novembre del 2016 il tasso di disoccupazione saliva fino a livelli mai registrati prima. Il problema maggiore è  che la fascia d’età più colpita è quella dei giovani tra 15 e i 24 anni, nonostante le varie iniziative a favore dell’assunzione dei giovani come il programma Garanzia Giovani o il programma di Alternanza Scuola-Lavoro. Contemporaneamente, si registra un aumento dell’occupazione nella fascia di età medio-alta, over 50 e donne.

Se i ragazzi e i giovani in generale sono il futuro del nostro Paese (concetto noto ai più) e l’Italia è una repubblica democratica basata sul lavoro, cosa succederà un domani, se proprio i giovani sembrano essere la fascia della società sempre più colpita dalla mancanza di lavoro? Sembra essere questo il paradosso più allarmante che riguarda il nostro territorio che mostra, ad oggi, seppur minimi, cenni di miglioramento. Tali piccoli miglioramenti non possono però essere giudicati sufficienti ad affermare ancora con lo stesso fervore del passato, di quando nacque la nostra Costituzione, che l’Italia sia effettivamente una repubblica fondata sul lavoro.